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I libri

Terra di Bonifica

L’azione dello Stato e dei provati nel Veneto dalla Serenissima al Fascismo
di Elisabetta Novello
CLEUP, 2009

L’opera di bonifica nel Veneto costituisce un aspetto essenziale della storia della trasformazione ambientale della regione. Il presente lavoro esamina, in particolare, l’aspetto economico della bonifica, il ruolo svolto dai privati e dallo Stato, il funzionamento del sistema creditizio. Lo studio ha individuato quattro fasi distinte dell’evoluzione della bonifica nella regione: l’epoca compresa fra il XVI secolo e la caduta della Repubblica Serenissima, ricca di esperienze legislative e di progresso nel capo delle tecniche; il periodo che vide l’imporsi del modello consorziale veneto nella legislazione del nuovo Regno; la fase denominata dal nuovo Testo Unico del 1900 e dal dibattito sull’entità della partecipazione economica dello Stato ai lavori di bonifica; infine, l’intervallo di tempo che dalla ricostruzione delle opere danneggiate durante la prima guerra mondiale portò alla nascita della Federazione dei consorzi Veneti e Mantovani e al Congresso di San Donà di Piave, nel quale giunse ad una piena maturità il concetto di “bonifica integrale”, lasciato poi in eredità al regime fascista.

La terra tra le mani

L’epopea veneta nella bonifica dell’agropontino dopo la Grande Guerra
di Monica Zornetta
Editoriale Programma, 2017

Ci fu un tempo in cui i nostri zii, i nostri nonni, i nostri padri, i nostri fratelli si trovarono costretti a lasciare le terre poverissime dove erano nati e cresciuti, dove avevano imparato a vivere, a lavorare e ad amare, per raggiungere lande sconosciute lontane da casa. In questi luoghi, situati nel centro Italia e ricoperti da selve e da paludi – le «paludi pontine» – si moriva di malaria. Tra la fine degli anni Venti e la fine degli anni Trenta (il periodo della bonifica integrale fascista) furono tantissimi i veneti, ma anche i ferraresi e i friulani, ad affrontare quel viaggio, lungo e pieno di insidie, con la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita. La loro fu una vera e propria epopea spesso dimenticata; un pezzo di storia essenziale del nostro Paese che questo volume intende ricostruire poiché, come scriveva Marco Tullio Cicerone, «La memoria è tesoro e custode di tutte le cose».

L'Italia del Piave

L’ultimo anno della Grande Guerra
di Daniele Ceschin

Salerno, 2017

L’ultimo anno della Grande Guerra è l’anno della sconfitta e della vittoria. Tra l’Italia di Caporetto e quella di Vittorio Veneto prende forma l’Italia del Piave. Caporetto non segna solo una ferita militare, ma passa alla storia come l’immagine emblematica della disfatta. La ricerca dei responsabili s’intreccia con gli alibi della classe dirigente, che attribuisce la colpa alla viltà dei soldati e al clima disfattista che serpeggia nelle retrovie. La paura del tradimento percorre l’intera penisola. Dai fantasmi della sconfitta riemergono però le “Italie” che resistono, quella militare e quella del fronte interno. L’esercito si riorganizza, la resistenza sul Grappa e sul Piave acquista una dimensione patriottica ed elimina ogni traccia di dissenso riducendo al silenzio i “nemici interni”. L’Italia del Piave resiste all’offensiva austro-ungarica del giugno 1918 e si avvia alla vittoria finale. Vittorio Veneto permette la costruzione del mito della Grande Guerra e al tempo stesso diventa la premessa di una vittoria subito percepita come mutilata.